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Cimitero dei Frati Cappuccini(Roma)

Un luogo veramente misterioso e macabro al tempo stesso è il cimitero dei frati cappuccini situato nei sotterranei della chiesa di Santa Maria della Concezione, a Via Veneto in pieno centro di Roma. Nonostante questa sia una zona molto frequentata dai turisti che vengono a visitare la Città Eterna, questo luogo conserva intatto il suo fascino da più di tre secoli ed è geloso custode del mistero della morte...e non solo. La chiesa fu fatta costruire nel 1626 dal cardinale Antonio Barberini, fratello del papa Urbano VIII e membro di una delle più potenti famiglie nobili di Roma. Le cinque cappelle sono interamente ricoperte dai teschi e dalle ossa di 4000 frati cappuccini e poveri di Roma morti tra il 1525 e il 1870 e qui si trova un vero e proprio museo di “arte delle ossa”: vertebre, rotule, falangi e femori, infatti, sono stati disposti in modo da formare decorazioni veramente straordinarie, e addirittura lampadari funzionanti. Inoltre, in apposite nicchie sono stati sistemati gli scheletri dei frati con ancora indosso il loro saio usato in vita e trattato chimicamente per contrastare l’azione inesorabile del tempo. Alcuni di questi corpi sono mummificati. Le 5 cripte (più una cappella per la messa) che compongono il cimitero sono:

1- Cripta della resurrezione nella quale le ossa formano la cornice della tela che rappresenta Gesù che resuscita Lazzaro in rappresentazione della fede cristiana nella resurrezione

2- Cripta dei teschi dove nella nicchia centrale si può osservare una clessidra alata (fatta con scapole) simboleggiante la fugacità del tempo (il tempo vola) e sotto di essa tre scheletri di cappuccini in piedi mentre nelle nicchie laterali ve ne sono due in atteggiamento di riposo

3- Cripta dei bacini in cui c’è un grande baldacchino composto da bacini e si possono notare delle croci appese che portano la lancia e la spugna in cima ad un’asta, simboli della Passione di Cristo

4- Cripta delle tibie e dei femori nel cui pavimento si trovano diciotto croci indicanti altrettante sepolture e in fondo è raffigurato lo stemma francescano (il braccio osseo nudo di Cristo incrociato con quello osseo ma vestito di S.Francesco d’Assisi)

5- Cripta dei tre scheletri dove si trova ciò che a mio avviso colpisce di più: guardando in alto si può osservare un piccolo scheletro che tiene nella mano destra una falce e nella sinistra una bilancia (il tutto composto da sole ossa!) e viene subito da chiedersi a chi apparteneva quel corpicino; si tratta di una principessina della famiglia Barberini e la falce rappresenta la Morte mietitrice di vite mentre la bilancia è simbolo delle opere buone e cattive valutate da Dio nel giudicare l’anima; il piccolo corpo è contenuto in una mandorla composta da ossa (simbolo della vita nascente) e inoltre si può notare un orologio ad una sola sfera simboleggiante la vita eterna e due piccoli scheletri (anch’essi della famiglia Barberini) sulla parete di fondo sorreggono un cranio alato.

Forse non a caso questo sito singolare e, come abbiamo visto, riccamente simbolico si trova nella strada-simbolo della “dolce vita” come invito cristiano carpe a godere della vita seguendo la parola di Dio dato che la morte alla fine trionfa sempre ed è l’unica certezza della nostra vita e come recita la scritta su una lapide in una delle cappelle: “Ciò che voi siete noi eravamo e ciò che siamo voi sarete” (il tema del hodie mihi cras tibi - oggi a me domani a te - è presente anche in altre chiese romane che prossimamente descriverò) e guardando le orbite vuote degli scheletri è impossibile non fermarsi a riflettere in questo posto macabramente incantevole. La chiesa non è nota solo per i lugubri sotterranei, ma anche per la leggenda di Guido Reni, autore di un quadro raffigurante il demonio abbattuto dall’arcangelo Michele (ora esposto sopra il primo altare a destra) riguardo il quale si dice che l’artista abbia tratto ispirazione per il volto del demonio dal cardinale Giambattista Pamphili (in seguito papa Innocenzo X) che aveva parlato male di lui; interpellato per questa singolare somiglianza, lui non negò ma rispose all’accusa affermando che l’arcangelo Michele gli era riuscito molto bello perché non avendolo mai visto si era affidato alla fantasia, mentre il diavolo lo incontrava spesso e aveva modo di guardarlo molto bene, per questo gli era stato possibile ritrarlo fedelmente.


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