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4-SIAMO UN POPOLO CATTIVO?

* Repubblica.it

zaccoperbacco@repubblica
Una sola idea di Giustizia Rispondi citando
Ci sono italiani cattivi perchè non si condivide una sola idea di Giustizia. La cattiveria nasce quando vedi delinquenti che la fanno franca e poveracci che non riescono ad avere un risarcimento o una consolazione.
totoremilano@repubblica
Titolo: Rispondi citando
[quote="dylan79@repubblica"]Sì, siamo un popolo cattivo. Anzi, gretto e meschino.

Viviamo in un paese in cui si è perso il senso di ogni regola e ogni pudore, in cui vige il culto della sopraffazione e dell' arroganza, in cui si idolatra chi incarna questi "ideali".

Un paese medio, di gente media, di opinioni medie, amalgamate in una melassa media che premia i mediocri, i mitici "italiani medi". Un paese non comunista, ma luogocomunista.

In cui si discute, sull'autobus o in Parlamento, con toni e stile da reality show.

In cui la gente media si indigna per Gino Strada e si appassiona alle cortigianerie di Lele Mora.

Siamo un paese, infine, profondamente ignorante. Ed è questo che ci condanna: l' esiziale e fetido miscuglio di ignoranza, ottusità e cattiveria, di cui è impossibile dire cosa sia causa e cosa sia effetto, perchè sono unite in inestricabile intreccio.

D'altra parte, l'esempio viene dall' alto; e chi sta in alto, ci sta perchè rispecchia il suo elettorato. Come diciamo qui nell' Isola dei Mafiosi, " 'a genti 'nci piaci" (trad.: "al popolo piace").

"Hai quello che ti meriti" (J. Lennon).[/quote]

Non credere che all'Estero la situazione sia tanto diversa. Mi sembri un Intellettuale del Luogo Comune. Sei molto poco costruttivo. Un Ribellista che non va da nessuna parte. Scommetto che anche Tu hai occupato Scuole ed Universita' per mascherare di Coscienza Politica cio' che e' solo voglia di far casino e non avere rispetto di niente. Si, sei veramente parte di quella melassa che si defiinisce autoreferenzialmente alternativa, antagonista o cose del genere.
totoremilano@repubblica Titolo: Rispondi citando
[quote="w_smith@repubblica"]Non credo che gli italiani siano un popolo cattivo, ma semplicemente un popolo che non riesce a guardare al di là
del proprio orticello, poco lungimirante e -questa è la cosa secondo me più problematica- molto bravo a dividersi
sulla base di pure argomentazioni di carattere ideale senza guardare alle necessità pratiche della società.

Winston Smith[/quote]
Lei ha perfettamente Ragione. Anche questo dibattito sulla cattiveria presunta o effettiva della Nostra Societa' Mi sembra sterile e foriera di un vacuo ciarlare sul niente.
nike42@repubblica
Titolo: TESORETTO Rispondi citando
A chi devo rivolgermi per riavere una parte di TESORETTO al cui cumulo ho contribuito largamente? Se non me lo restituiscono divento CATTIVA.
marcellodanapoli@repubblica
Titolo: Non esiste alcun popolo al mondo "migliore"e alcun Rispondi citando
Anche a me sembra davvero incredibile che nel 2007 un giornalista serio se ne esca con una cosa simile..
La cattiveria è un concetto che si può applicare alle singole persone ,non ai popoli.
E' assurdo ridurre ad unicum 60 milioni di individui.
Sembrerà retorico e banale ribadirlo,ma anche necessario visto che a quanto pare non è così scontato : ci sono italiani buoni,italiani cattivi,italiani altruisti ed altri egoisti.Come per i francesi ,i tedeschi,i rumeni,gli africani,gli americani,e qualunque altro popolo.
Quale sarebbe a questo punto secondo D'Avanzo un "popolo buono"?
Me ne saprebbe indicare uno che nel corso della sua storia non ha annoverato episodi di cattiveria?
Ben altro discorso è criticare altri determinati aspetti della cultura italiana che si sono radicati nel tempo..fermo restando che continuo a rifuggere sia da ogni forma di becero nazionalismo,sia da questa autocommiserazione continua e tale rappresentazione degli italiani come i peggiori della terra.Anche perchè ,da napoletano,so sulla mia pelle quali siano le conseguenze spiacevoli ,del costume incivile e razzista di giudicare pregiudizialmente "i popoli"con luoghi comuni,anzichè valutare le singole persone.
acicciarello@repubblicA Titolo: assolutamente si Rispondi citando
ho 42 anni e potrei farvi 42 anni di esempi di cattiveria all'italiana, vivo all'estero e torno ogni tanto per rendermi conto di quanto lo siamo.
oltretutto siamo riconosciuti per essere bugiardi, anche qui tanti esempi e poco seri e qui potrei farvi altri esempi di 25 anni di attività commericale in Italia e all'estero.

non è che ci siano popoli migliori, ma la maggior parte dei popoli , diciamo cattivi, hanno le loro buone ragioni, noi noi (vedi gli Ebrei, poverini, veramente più cattivi di noi e classisti e quello che hanno passato durante la seconda guerra mondiali e i popoli dei Paesi poveri, parlo della classe medio alta, non povera, che per sua natura è più buona della classe ricca).

ma indubbiamente, noi siamo veramente un popolo cattivo e falso.
guardatevi attentamente intorno prima di dire che non lo siamo!!
esempio lampante: mondiali di calcio, per 15 gg. tutti italiani finché vinciamo, finsicono i mondiali e ritorna l'odio tra le varie tifoserie, odio e cattiverie non solo negli stadi, ma al bar, nei tram, nei ristoranti, tra amici.
E non ditemi che sono rivalità sportive di tutto il Mondo, perché nel Mondo sono limitate agli ultras, mentre in Italia ultra lo è anche il Galliani, che durante Inter/Valencia in ritiro con il Milan a Milanello (ho tesitmoni viventi e che hanno visto la scena) ha esultato davanti al televisore inginocchiato e poi in un intervista si diceva sinceramente rammaricato della mancata qualificazione dei neroazzurri e Moratti, che fa il gesto dell'ombrello allo stadio durante il derby a Ronaldo, e dice che non era indirizzato al suo figlio adottivo.

e potrei farvi esempi nel quotidiano, non solo nello sport.
non sono un uomo perfetto neanche io, ma che tristezza!!
pescipalla@repubblica
Titolo: dividi e impera Rispondi citando
gli italiani sono stati abituati o meglio educati a vivere alla giornata , a guardare al subito e al meglio, a pensare < tanto dopo qulacuno ci penserà! >
prima vengo io poi gli altri.
questo vuol dire essere cattivi?
forse la parola giusta è fessacchiotti, non siamo capaci di lavorare assieme per il bene comune e ci lasciamo convincere che la competività sia l'arma migliore. ci mancano ideali e obiettivi condivisi, perchè ci propinano il gioco del calcio prima delle vere necessità che sono il lavoro, lo stare bene con i vicini, avere cure quando si è ammalati ecc..
tutti dovremmo domandarci come poter ribaltare come un pedalino questa società che a tutti va stretta, riteniamo ingiusta e poco coerente, ma che poi supportiamo con le nostre decisioni di tutti i giorni.
matteodebellis@repubblica
Titolo: Rispondi citando
Con piacere ho letto i due articoli e lo scambio di opinioni in questo forum, civile e profondo come raramente, purtroppo, capita.

Condivido molte delle idee apportate sinora, che in molti casi si possono raggruppare in temi ricorrenti: l'egoismo dilagante (figlio, o padre, del sistema economico che ci è stato insegnato); l'ignoranza ed il provincialismo imperanti (figli, o genitori, di un giornalismo e di una televisione che hanno toccato il fondo); l'inciucismo diffuso (figlio, o padre, di un rapporto incestuoso tra cosa pubblica e poteri economici privati).

Se le generalizzazioni sono imprecise e spesso fuorvianti, a volte non se ne può fare a meno. In questo caso mi sembra di poter confermare che - almeno a spanne - i tratti di cui sopra sono propri del nostro popolo. Certo, anche gli altri Paesi hanno i loro difetti, ed alcuni hanno difetti simili ai nostri. Ma qui non si tratta di fare una gara ai più bravi, si tratta invece di conoscere i nostri limiti per superarli.

Allo stesso modo, capire se siamo sempre stati quel che siamo, o se ci sono delle novità, è importante solo se ci convinciamo della possibilità di cambiare le cose, a partire da noi stessi.

E' vero, siamo imprigionati da un sistema che per tenerci buoni punta a soddisfare i nostri più bassi istinti, attraverso una comunicazione pubblica (che è diventata ormai il luogo della realtà) che confonde la politica con delle foto rubate, la spiritualità con dei precetti, le teorie economiche con dei diktat irrefutabili, lo sport con risse tra delinquenti.

E' vero anche che il mondo fuori non è molto diverso, nè migliore, dell'Italia.

Ma usare queste come scuse per un nostro docile immobilismo sarebbe la peggiore espressione di quella bassa italianità che molti di noi condannano.

Occorre cambiare, invece. Cambiare lo stile, i toni, i modi di interagire. Occorre cambiare i temi, mettere al centro dell'attenzione argomenti seri: il riscaldamento globale, la creazione di un sistema economico internazionale inclusivo, la pace in Medio Oriente, il ruolo dell'Europa nel mondo, lo sradicamento del maschilismo e dei pregiudizi razziali e religiosi, l'annullamento delle sacche di povertà e della disoccupazione che ancora affliggono il nostro Paese, la lotta alla mafia ed all'evasione fiscale, la regolamentazione dei gruppi finanziari, la tutela dei diritti umani e tante altre cose ancora.

Tutti questi temi richiedono non soltanto un'azione decisa da parte dei nostri rappresentanti politici, ma un'azione coordinata da parte della società civile. Nell'epoca dell'azionariato diffuso e di internet, non bastano più Santi ed eroi: occorre un'educazione collettiva al rispetto, alla tutela, alla promozione della cosa pubblica come valore fondamentale della convivenza. Occorre assumere responsabilità, dopo aver preso coscienza. Questo è il cambiamento, rivoluzionario, che dobbiamo mettere in atto.
elena@repubblica
Titolo: Rispondi citando
chiaramente non si può parlare del popolo italiano come di una razza, dato che scientificamente non ha senso..

quindi se ne può parlare solo dal punto di vista storico, sociale e culturale

e di culture in Italia ce ne sono tante..ma pare che quella più visibile sia la cultura dell' ignoranza..

non c' è dubbio che ci siano Italiani molto intelligenti, Emergency è pur sempre fondata da un italiano, e con idee che potrebbero risollevare le sorti di un paese in cui alla domenica in televisione c' è BUONA DOMENICA, tutti gli altri giorni c'è ...


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