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3-lezione di canto APPOGGIO

Nell’ APPOGGIO i muscoli addominali più alti forniscono al diaframma un sostegno sicuro ed efficace durante l’espirazione.

In questo modo mentre l’aria fuoriesce dai polmoni e risale verso l’alto per mettere in vibrazione le corde vocali, i polmoni stessi sono sostenuti dal diaframma che a sua volta è sostenuto dai muscoli addominali.

Quando i polmoni mano a mano si svuotano del loro contenuto di aria, si riducono di volume e quindi occupano meno spazio, il diaframma accompagna questo movimento dei polmoni e risale di pari passo rimanendo sempre a contatto con la parte bassa dei polmoni, grazie anche alla sua già riferita forma a cupola.

Questo contatto è in realtà un sostegno, un piano d’appoggio per i polmoni che possono svuotarsi e contrarsi senza perdere appunto l’appoggio. Infatti durante l’espirazione si avrà una introspezione del diaframma. Inoltre i polmoni saranno compressi lateralmente dalle coste e vengono “strizzati” verso l’alto. Con i polmoni risale anche la trachea, alla sommità della quale si trova la laringe. Tale risalita è componente fondamentale, ma automatica, del meccanismo della produzione del suono.

Questo continuo appoggio fa in modo che la colonna d’aria formata dai polmoni e che risale verso l’alto sia costante, un bel flusso omogeneo e che non ci siano insomma, passatemi il termine, “dei vuoti d’aria”.

Ora, considerando che la nota lunga e sostenuta è provocata da una vibrazione costante e regolare delle corde vocali, la vibrazione è resa possibile perché è costante e regolare la colonna d’aria che va a sbattere contro la superficie inferiore delle corde vocali.

Per cui se la colonna d’aria non è costante e regolare anche le vibrazioni delle corde non saranno costanti e regolari e di conseguenza non sarà costante neanche il suono prodotto dalle corde vocali, praticamente la nota prodotta sarà traballante ed imprecisa, come si dice spesso sarà una nota “calante” oppure “crescente”, comunque non perfettamente intonata.

Usiamo un’immagine per descrivere ciò che accade, un’immagine invero assai citata nei testi di didattica sul canto, ma comunque sempre efficace e che io cercherò di rendere semplicemente ancora più comprensibile, senza la pretesa di voler riferire qualcosa di inedito.

Immaginiamo una fisarmonica, o meglio il mantice di una fisarmonica, e paragoniamo il mantice ai polmoni; e paragoniamo il braccio del musicista che regge il mantice al diaframma e ai muscoli addominali.

Quando il mantice deve riempirsi d’aria come fa? Si allarga grazie al braccio del musicista che lo tira verso il basso. Il braccio del musicista però sostiene il mantice, e lo tira in basso per quanto basta, in base all’aria che occorre per la fase successiva, quella di espulsione dell’aria e produzione del suono. Il braccio del musicista non lascia cadere verso il basso il mantice senza sostenerlo, se lo facesse il mantice ballonzolerebbe verso il basso, in modo goffo e scoordinato.

Il braccio del musicista lo troviamo anche nella fase di produzione del suono. Quando cioè deve spinger sul mantice e far fuoriuscire il suono. La spinta, oltre a spingere fuori l’aria, naturalmente, fa si che il mantice sia sempre ben sostenuto e che il mantice non si “rilassi verso il basso


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