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Quelli del neo folk


Come successe per l'edizione 2003, è la Haus Leipzig a ospitare due giornate dedicate alle sonorità "neo folk"; per stavolta concedeteci le virgolette d'obbligo, vista la varietà proposta dalle varie formazioni, in alcuni casi accumunate più per la condivisione di un certo network di diffusione piuttosto che per contenuti musicali. Soprattutto gli appuntamenti del sabato si presentano ben diversificati, con purtroppo la novità di venire a sapere nel tardo pomeriggio che gli HEKATE non suoneranno. Mentre finisco di saccheggiare malamente il malcapitato stand della Eis & Licht e scambio due chiacchiere veloci col Corrado Videtta degli Argine, iniziano la loro manfrina i MONDGLANZ, progetto sconosciuto ai più, in cui due personaggi in maschera, accompagnati da sample, chitarra e ritmi elettronici, snocciolano un pomposo rock dell'apocalisse, sezione saldi, con tanto di occasionali testi più imprecati che declamati;
il tutto, dopo che il cantante getta via la maschera per mostrare il suo vero volto da boxer suonato, risuona come una jam session seriosa fra Laibach e Rammstein ridotta però nei risultati a un paranoico duo power pop (voto: 4). Un abisso li separa dai DWELLING, il gruppo portoghese, che con il buon Simoncelli ai siamo presi la briga di definire "post Fado", strabilia per la maestria tecnica dei suoi componenti, chitarrista e stupenda voce femminile in primis, attraverso una performance pacata e poetica, della quale i non molti spettatori godono dimostrando alla band convinta ammirazione (voto: 8).
Stupendo il concerto di SPIRITUAL FRONT; dopo alcuni ragguagli tecnici, sullo sfondo parte la visione di 'Toro Scatenato', mentre chi si aspetta un solo set di Simone Salvatori resta a bocca aperta: SPIRITUAL FRONT si presenta come gruppo completo, dai suoni dinamici e corposi nei quali una "dolcezza" e una forma di umanità si avvertono nelle melodie, nei refrain subito riconosciuti e memorizzati dal pubblico. Scordatevi i soliti paragoni con Nick Cave e Swans, qui c'è la carica di chi è caduto ma non vuole andare knock out, di chi nella sua natura da outsider sembra voler cambiare pelle e rinnovarsi. Campioni alla prima ripresa (voto: 9)! Gli ARGINE chiudono ottimamente la serata e non potevano fare di meglio; anche il gruppo campano convince in ogni frangente: è un vero piacere ascoltare i brani più toccanti e suggestivi, così come è pura delizia abbandonarsi anche ai momenti più energici e elettrici del loro repertorio più recente (voto: 9).
Ci ripresentiamo di lunedì, un'ultima, strana giornata di festival: la città sembra deserta, durante il tragitto a piedi incontriamo pochissime persone, a parte un giovanotto ubriachissimo e di Lipsia, che ci seguirà perchè non sa come arrivare all'Haus Leipzig. Eccellente l'inizio con KNIFELADDER, trio di John Murphy (Death In June e Shining Vril, per ricordarne solo un paio) che si presenta in camicia bianca, cravatta nera e pesante grembiule da fabbro ferrario. Una performance torrida scandita da ritmi tribali fisici da rituale industriale, dove rumori e trovate elettroniche vengono interrotte e completate da invocazioni vocali da sciamano meccanico (voto: 8). Altra sorpresa SCIVIAS, progetto dall'Ungheria che lascia nella corsia di emergenza i passati ricordi folk malinconici per calcare il palco in una formazione più ridotta in un'atmosfera proveniente da mondi lontani, una sorta di prolungamento di alcuni "corrieri cosmici" degli anni '70. Emozionanti e coraggiosi (voto: 8).
Con i NAEVUS ci ripetiamo: interessanti su disco, seppure non trascendentali, ma dal vivo quasi inascoltabili, noiosi, fracassoni (voto: 4). Pubblico delle grandi occasioni per i FORSETI: presentazione dell'ultimo album per Andreas Ritter e soci in una dimensione da vera e propria band. Il minimalismo di certo neo folk di targa teutonica sparisce, e la semplicità esecutiva di questo stile si apre ad arrangiamenti più sanguigni, a cadenze più marcate. Il pubblico decreta un vero e proprio trionfo. Per gli appassionati di neo folk di qualità, sia che fossero di casa o avessero fatto mille chilometri, di sicuro uno fra i più bei live di questa edizione 2004 del WGT (voto: 9). Per archiviare la giornata non si poteva chiedere di più; ogni esibizione dei COIL è un evento a sé stante, visionario e inquieto.
John Balance si presenta come un folletto barbuto, dedito a una poesia schizofrenica e dai nervi scoperti ma leniti dal tenue svolgimento di pezzi nuovi e vecchie manipolazioni elettroniche. Sembra a tratti un fotografico percorso di dolore alternato a colpi di coda orgogliosi, magari a occhi sbarrati e con smorfie mai viste del volto. Immagini, foto e suoni costruiscono un contenitore di sensazioni che vanno oltre i sensi conosciuti. L'elettronica dei COIL possiede ancora e da sempre un'anima piena di vita, che non conosce la rassegnazione (voto: 9).
(G. Santoro)


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